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Thursday, 25 April 2013

LA TRADUZIONE “CUDDLE RAPE” DI IKEA: I RISCHI PER LE RELAZIONI PUBBLICHE CAUSATI DAI SOCIAL MEDIA E DAGLI STRUMENTI DI TRADUZIONE AUTOMATICA GRATUITI



È l’ora delle traduzioni buffe! Il colosso svedese IKEA è stato di nuovo al centro dell’attenzione per una traduzione imbarazzante. Chi avrebbe mai pensato che un cuscino avrebbe potuto danneggiare così tanto le relazioni pubbliche dell’azienda?

L’ultimo di una lunga serie di errori di IKEA vede questa volta un cliente inserire il nome del cuscino da 35£ Gosa Raps su Google Translate. Qual è stato il risultato della traduzione?

> Cuddle Rape! (Stupro di coccole)

Sfortunatamente per IKEA, la traduzione di Raps, l’equivalente svedese di seme di colza, fu tagliata a metà dal software di traduzione online creando una combinazione infelice.

Quindi non è propriamente colpa di IKEA. La cosa si è ingigantita quando il cliente ha postato la sua scoperta su Reddit! Da lì i social media l’hanno presa e si sono attaccati alla storia.




Nonostante Cuddle Rape fosse il risultato di un errore non dovuto a IKEA, questa non è la prima volta in cui l’azienda si ritrova con dei problemi legati all’uso dei nomi dei suoi prodotti.

L’attaccapanni Bumerang, il coltello Slitbar (che suona volgare in inglese) e il vaso Skanka (che ricorda lo slang usato per la cannabis) hanno portato a risa e sorrisi. Comunque ci sono altri prodotti che potrebbero vendere significativamente di meno se dovessero essere tradotti in inglese.


La federa Skarblad, dal nome di un fiore, tradotto in inglese diviene “cut blade” (lama da taglio).

La spatola Gubbrora, un nome che ha perfettamente senso in svedese, tradotto in inglese diviene “old man touch” (il tocco della persona anziana).

Lo sapevi che ogni anno vengono stampati più cataloghi IKEA che bibbie? Non c’è da meravigliarsi che ricevano tutta questa attenzione per questo tipo di nomi. L’anno scorso l’azienda ha assunto dei traduttori prima di stampare il catalogo in Thailandia, dopo che fu scoperto che alcune cose avevano un significato completamente diverso in diverse parti del Sudest Asiatico. Il letto Redalen suonava molto simile a “terza base” se pronunciato in tailandese, e il vaso per piante Jattebra, una parola che significa “ottimo” in svedese, suona ironicamente come una parola dialettale per sesso.

Abbiamo anche parlato nel nostro blog della reazione negativa al catalogo IKEA in Arabia Saudita.

Il fatto che il nome delle marche e i nomi dei prodotti possano essere intesi male quando esportati all’estero, può avere dei risultati negativi. Guarda questo breve video che abbiamo fatto che presenta la top ten degli errori nel marketing internazionale.



Quindi quale lezione possiamo imparare da questa storia?

Controlla sempre e se necessario traduci i nomi delle marche, dei prodotti e dei servizi. Il nostro servizio di traduzione può aiutarti. Da un punto di vista delle relazioni sociali, specialmente se la storia sta facendo il giro dei social media, assicurati di poter entrare al loro interno e risolvere la situazione. Nel caso sopracitato, molti svedesi hanno risposto al cliente spiegando che c’era stato un errore.


Tradotto da Carlo Boccaccino dall'articolo originale IKEA 'CUDDLE RAPE' TRANSLATION: THE PR DANGERS OF SOCIAL MEDIA AND FREE TRANSLATION TOOLS

L’EFFETTO CONTROPRODUCENTE PER IKEA NELLA LOCALIZZAZIONE IN ARABIA SAUDITA



Un’affascinante storia pubblicata su Metro, quotidiano svedese, solleva alcune intriganti questioni sulla localizzazione e i suoi valori.

Il giornale ha analizzato le versioni saudita e svedese del catalogo IKEA e ha attaccato la multinazionale per aver cancellato le immagini delle donne dalla versione saudita.



L’incidente ha sollevato la questione dell’uguaglianza tra uomo e donna in Svezia e all’interno della stessa IKEA. L’azienda ha rilasciato una dichiarazione esprimendo il suo rammarico e dichiarando: “Avremmo dovuto capire che escludere le donne dalla versione saudita del catalogo è in conflitto con i valori del Gruppo IKEA”.

In ogni caso, IKEA ha sbagliato a fare ciò che ha fatto? Anche un esperto di localizzazione avrebbe potuto portare IKEA a fare esattamente la stessa scelta.

Includere immagini di donne avrebbe potuto portare alla censura, nel caso fossero state ritenute inappropriate.



Il Paese ha dei team incaricati di analizzare ed eventualmente censurare ogni singolo pezzo di materiale che sta per essere venduto nel Regno arabo-saudita. Cosa censurano e perché è tutto un altro discorso, ma in breve, se IKEA si fosse imbattuta nella censura saudita ci sarebbe stata la possibilità che il catalogo sarebbe stato colorato di nero o peggio ancora che IKEA avrebbe dovuto rifarlo. Per l’azienda valeva la pena rischiare?

Se consideri che neanche il neonato presente sulla copertina dell’album dei Nirvana “Nevermind” è sfuggito all’occhio censorio saudita, come avrebbe potuto IKEA?



Questa è una questione interessante: compromettere o no i tuoi valori nazionali o aziendali per avere un maggiore appeal verso un altro Paese e per venire incontro ai valori di nuovi clienti?

Cosa ne pensi? Facci sapere sulla nostra pagina Twitter o Facebook. Siamo desiderosi di conoscere le tue opinioni!


Tradotto da Carlo Boccaccino dall'articolo originale IKEA'S SAUDI LOCALIZATION BACKFIRES IN SWEDEN